JAKARTA COME VENEZIA?

120820_banjircvr 144554_230998_banjir_jakarta_3 banjirIeri è stata una giornata memorabile: dopo 2 o 3 giorni di pioggia, per altro non eccessivamente intensa, soprattutto nella parte settentrionale di Jakarta, l’acqua ha iniziato a salire.

Come vedete dalle foto, nel migliore dei casi arrivava alle ginocchia, ma per entrare nella nostra zona, in una parte di strada che scende, l’acqua arrivava alle spalle e la gente veniva trasportata con zattere di fortuna o piccole barche del lago antistante.

Io rientravo a casa, dopo aver accompagnato una suora che doveva ottenere un visto quando l’auto si è fermata nel mezzo dell’acqua e l’autista non è più riuscito a farlo ripartire.

Ho aspettato qualche ora, poi ho deciso di seguire la gente che camminava: la nostra casa, in linea d’aria, era a poco più di un km, ma l’accesso diretto era impossibile, e quindi ho iniziato a girovagare per le viuzze all’interno delle case della periferia: un mondo che, passando in auto si vede solo dall’esterno…

Molti camminavano spingendo le moto, altri  con i sandali in mano, per non rovinarli, anche se erano di plastica, ma sinceramente non ho avuto il coraggio di togliermi: un conto è camminare in riva al mare con l’acqua alle ginocchia (un buon allenamento per i muscoli) , ed un conto era camminare in quest’acqua ( di cui potete vedere il colore nella foto della mamma con i due bambini) in cui galleggiava di tutto, dai quaderni, alle posate, ai pesci (vivi e morti), alle rane, sacchetti di plastica non meglio identificati… vi risparmio l’elenco, pensate che alcuni ragazzi sono riusciti a “pescare” un televisore portatile! In tutto questo, indescrivibile la gioia dei bambini e ragazzi che si tuffavano dalle auto ferme nell’acqua

E dopo 2 ore di girovagare, sono riuscita ad arrivare a casa… trovando anche questa allagata, ma qui “solo” fino alle caviglie!. Molte delle persone che vivono nelle baracche, invece, si sono visti portar via dall’acqua le poche cose che c’erano e così è iniziato l’esodo: si incontravano moltissimi con sacchetti di plastica in mano, contenenti qualcosa per cambiarsi, che andavano a cercare un luogo “asciutto” dove poter rimanere, o presso amici o presso i posti allestiti dai militari.

Stamattina l’acqua è scesa un po’, la situazione rimane precaria, soprattutto per la spazzatura che l’acqua ha portato e ora lascia sulle strade e impigliata nei cancelli delle case. E la gente riparte, con i propri sacchettini, per riprendere il possesso di uno spazio, che viene chiamato casa.

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